Dipendenti pubblici ed attività a favore delle società o associazioni sportive dilettantistiche

L’art. 90, comma 23, Legge 289/2002 (Finanziaria 2003) prevede la possibilità per i dipendenti pubblici di prestare, fuori orario di lavoro e fatto salvo gli obblighi di servizio, la propria attività a favore delle società o associazioni sportive dilettantistiche, previa comunicazione all’amministrazione di appartenenza.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 22 aprile 2003, n. 21/E, ribadisce che i dipendenti pubblici, fuori dal proprio orario di lavoro, possono prestare attività a favore di società ed associazioni sportive dilettantistiche a titolo gratuito e che allo stesso possono essere riconosciute soltanto indennità e rimborsi di spese documentate di importi congrui in base all’attività prestata.

I rimborsi in oggetto sono collocati all’art. 67, comma 1, lett. m) del TUIR (redditi diversi) e beneficiano di uno speciale trattamento anche ai fini previdenziali ed assistenziali.

Per la determinazione del reddito imponibile, l’articolo 69, comma 2, del TUIR prevede un regime di favore, statuendo che “Le indennità, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro”.

L’attività che il pubblico dipendente può svolgere, in modo gratuito, a favore di una associazione o società sportiva dilettantistica può essere sia di natura sportiva (atleta, tecnico istruttore, ecc.) oppure riferita ad altre mansioni (segretario, dirigente sportivo).

La maggiore difficoltà è determinare la differenza “terminologica” tra indennità, rimborso (forfetario di spesa) e compenso.

L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 38/E dell’11 aprile 2014 ha fornito importanti chiarimenti in merito al trattamento tributario da riservare al percettore di indennità chilometriche erogate nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche “le quali possono considerarsi quali rimborsi delle spese di viaggio sostenute dal soggetto interessato per raggiungere il luogo di esercizio dell’attività mediante un proprio mezzo di trasporto”. Pertanto le indennità non concorrono al reddito del percipiente se sono documentate e sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale in cui lo sportivo dilettante risiede o dimora abitualmente. Per essere considerate documentate le suddette le indennità devono essere quantificate in base al tipo di veicolo e alla distanza percorsa, tenendo conto degli importi contenuti nelle tabelle elaborate dall’ACI.

In presenza, invece, di un rimborso forfetario del viaggio oppure per attività effettuate nel territorio comunale, l’indennità chilometrica va cumulata con gli altri rimborsi, compensi, indennità e premi e non concorre alla formazione del reddito fino alla franchigia di € 7.500; superata detta soglia la società/associazione sportiva dilettantistica deve operare la ritenuta su quanto erogato.

Ultimo chiarimento fornito dalla Risoluzione (confermando l’orientamento assunto dal Ministero delle finanze con circolare n. 27 del 3 luglio 1986) è la definizione del concetto di prestazioni “effettuate fuori dal territorio comunale di riferimento”, precisando che per soddisfare tale requisito occorra riferirsi al luogo di residenza/dimora abituale del soggetto che percepisce l’indennità chilometrica (sportivo dilettante ed equiparati), non essendo rilevante, inoltre, la sede dell’organismo erogatore (società/associazione sportiva).

Nel caso in cui le prestazioni sportive dilettantistiche del dipendente pubblico siano retribuite è necessaria un’autorizzazione preventiva dell’amministrazione di appartenenza, fermo restando la disciplina di incompatibilità.

Al riguardo la Legge 6 novembre 2012 n. 190 ha reso più stringenti gli adempimenti connessi con l’autorizzazione a svolgere attività extra officium da parte del lavoratore. In particolare le Pubbliche Amministrazioni non possono conferire ai dipendenti incarichi che non siano espressamente previsti o disciplinati da legge o altre fonti normative, o che non siano espressamente autorizzati.

La mancata acquisizione dell’autorizzazione preventiva assume rilievo disciplinare e, fermo restando l’applicabilità delle più gravi sanzioni, amministrative e disciplinari, previste dall’ordinamento, il compenso dovuto per le prestazioni nel caso svolte, deve essere versato a cura dell’erogante o, in difetto, dal percettore nel conto dell’entrata del bilancio dell’Amministrazione interessata.

Al fine di consentire alle Amministrazioni e al Dipartimento della Funzione Pubblica un’azione costante di monitoraggio viene stabilito che entro quindici giorni dal conferimento o autorizzazione dell’incarico, anche a titolo gratuito, ai propri dipendenti, le Amministrazioni Pubbliche devono comunicare in via telematica al Dipartimento della Funzione Pubblica gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi, con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e del compenso lordo, ove previsto.

Riferimenti normativi

L. n. 289/2002, art. 90, comma 23 (Attività sportiva dilettantistica), in combinato disposto con l’art. 67 (Redditi diversi), comma 1, lettera m. D.P.R. n. 917/1986 (TUIR)

Comunicazione all’amministrazione di appartenenza

 

Articolo 53 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165

Legge 6 novembre 2012 n. 190“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”

Autorizzazione preventiva